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Il triciclo è una cosa seria

Tutte le volte che osservo un bambino giocare spontaneamente, in quello che è il mio appassionante lavoro da psicomotricista, mi meraviglio come “le cose di dentro” riescano a farsi osservabili grazie “alle cose di fuori”.

La prima “cosa di fuori” che possediamo è il nostro corpo. Nei bambini questo corpo è talmente pervaso di “cose di dentro” che il suono dei loro giochi , il loro ritmo, il modo di appoggiare i piedi e di spostare l’aria muovendo le braccia, di muovere il busto, coordinare tutte le parti del corpo, ma anche la rigidità e le distensioni…diventano PAROLE che ci raccontano una storia. La storia di ognuno.

La seconda “cosa di fuori” sono i giochi che utilizzano e su questo noi possiamo davvero fare la differenza, dunque non mi stanco di ripetere come sia necessaria una “grande scienza dei piccoli dettagli”. Lo dico da professionista ma lo vivo tutti i giorni anche da mamma di una piccola di 20 mesi.

Uso, tocco, sperimento, provo ogni giorno, in seduta, materiali e giochi di diverso tipo; ed ogni giorno le mamme o le educatrici che conosco mi chiedono una direzione rispetto ai giochi da proporre ai bambini. I miei consigli vertono spesso su materiali destrutturati per permettere al bambino di evolvere con i propri tempi e le proprie potenzialità.

Ci sono poi dei giochi che accompagnano l’evoluzione motoria del bambino e che possono essere utilizzati anche in casa o al nido. Per i bimbi al di sotto dei due anni propongo sempre cavalcabili a spinta, mentre superati i due anni il triciclo può davvero fare la differenza.

In La cosa2 , da mamma che abita in appartamento e da psicomotricista, ho ritrovato entrambi gli aspetti: un cavalcabile\triciclo a tre ruote che cresce con il bambino, che può essere messo a sua disposizione e che lui utilizzerà a seconda del suo bisogno. La “motricità libera” che il bambino scopre ed esercita partendo dal suo desiderio ed interesse è il motore dei primi anni di vita.

All’inizio probabilmente verrà spinto, inizierà a sedersi e vorrà essere spinto senza mettere i piedi a terra. Quando si sentirà sicuro appoggerà i piedi e scoprirà che facendo pressione potrà spostarsi autonomamente. Questo passaggio è magico quasi come il camminare. Il bambino sente di essere differente dalla mamma, sta iniziando il suo processo di differenziazione dalle figure di riferimento e il “fare da solo” lo fortifica a livello emotivo; il sentirsi capace mette le basi per l’autostima e l’autoefficacia che lo accompagnerà lungo tutto il suo percorso di vita.

Ecco le “cose di dentro”.

Ogni volta che mi trovo davanti ad un gioco nuovo mi è naturale pormi due domande:

Perché dovrei utilizzare questo gioco?
In cosa può supportare lo sviluppo del bambino ?

Spingersi prima e pedalare poi, guidando contemporaneamente, sono prassie davvero complesse. Lasciamoli provare, lasciamoli cadere e loro impareranno a non cadere, lasciamo spazio ai bambini.

La cosa2 è un gioco che ha un design, una struttura e un materiale che grazie ad un feeling adatto permette al bambino di sentirsi a proprio agio ma allo stesso tempo non lo trattiene dentro una bolla. Non ha sbarre che lo aiutino a sorreggere il busto e questo è il principio dell’apprendimento. Se il bambino ha bisogno della sbarra di protezione, allora non è ancora arrivato il suo momento. Osserviamo il loro corpo, rispettiamo i livelli individuali di competenza, non proiettiamo il nostro desiderio su ciò che vorremmo facessero.

Prendete La Cosa e lasciatela in casa, probabilmente non la guarderà per le prime settimane, poi un giorno qualcosa cambierà, cercherà di salire e vi chiamerà: in quel momento inizierà la vostra storia con il triciclo.

Da un punto di vista grossomotorio, mantenere il busto eretto e allo stesso tempo spingersi è un’abilità che il bambino acquisisce dai 18 mesi/due anni (con una variabilità individuale), l’utilizzo dei pedali avviene dai due anni in poi per affinarsi sempre di più.
Il triciclo non è “solo un gioco”: favorisce la percezione e lo sviluppo dello schema corporeo ( come il bambino si costruisce spazialmente le diverse parti del corpo e come questo corpo si relazioni con l’esterno) e l’immagine corporea (che ha valenza più emotiva).

Favorisce la coordinazione oculo\manuale, l’equilibrio, la coordinazione tra arti inferiori e superiori. Le abilità più complesse a livello motorio che vengono messe in gioco sviluppano aspetti di programmazione: il bambino pianificherà il movimento per raggiungere il luogo dove vuole arrivare e quindi attiverà attenzione sostenuta, attenzione focalizzata ed inibirà gli stimoli che vengono dall’esterno per concentrarsi sul compito. Ed infine, ma non per ultimo, il corpo e il linguaggio sono talmente connessi che “se il bambino saprà giocare e vivere bene il proprio corpo nelle emozioni suscitate dal piacere del gioco sensomotorio lentamente potrà superare la paura che blocca l’uso del linguaggio” G. Nicolodi.

Motricità e linguaggio sono intrecciati tra di loro, lo conferma Bownds in una ricerca del 1999: i movimenti innati già dell’embrione e quelli sempre più finalizzati dei bambini nei primi anni di vita sono le basi di tutte le attività sequenziali del futuro, tra cui il linguaggio.
Tutte le funzioni cognitive (tra cui il linguaggio) derivano dalla componente più antica da un punto di vista evolutivo, che noi possediamo: quella motoria.
Ecco perché “le cose di fuori” possono far sbocciare “le cose di dentro”.
Ecco perché i pezzettini che si strutturano grazie al motorio, sono una cosa seria.
Le “cose di dentro” sono una cosa seria. Anche le “cose di fuori” sono una cosa seria. Quindi Il triciclo è una cosa seria.

 

Dott.ssa Margherita Bauducco
Psicomotricista-Rieducazione del gesto grafico – TeRP
Formatrice